Romanzo Poliziesco


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Storia

Gli investigatori nel Romanzo Poliziesco
(dal Cavalier Dupin al Commissario Maigret)


Il Romanzo Poliziesco, come genere letterario, nasce ufficialmente nel 1841, quando sul Graham's Magazine di Filadelfia, viene pubblicato “The Murders in the Rue Morgue”, I Delitti della Via Morgue, di Edgar Allan Poe, quello che da tutti è considerato il primo racconto poliziesco della storia. Di conseguenza, il cavalier Auguste Dupin, è il capostipite di tutti gli investigatori di carta.
Come si può notare, il Romanzo Poliziesco è un genere letterario relativamente giovane. Ma anche la Polizia, come istituzione organizzata, è relativamente giovane. E' solo intorno al 1810, infatti, che, in Francia, un ex delinquente, Eugene Francois Vidocq, organizza la “Sureté” il primo rudimentale corpo di Polizia Giudiziaria.
E quando non c'era la Polizia, non potevano esserci, ovviamente i Romanzi Polizieschi.
Scelta così da E.A.P. come scenario per i suoi intrighi polizieschi, Parigi è destinata a diventare presto il terreno più fertile dove trapiantare la gracile pianta del “Poliziesco”.
L'erede di Poe è infatti un francese, Emile Gaboriau, che ispirandosi a Vidocq, il creatore della Sureté, da vita a Monsieur Lecoq, un investigatore dotato di una mentalità criminale che gli permette, nel corso delle indagini di capire la logica del criminale e quindi di risolvere i vari casi.
Mentre il Cavalier Dupin di Poe incarna il genio e si affida all'intuizione, Monsieur Lecoq di Gaboriau incarna il talento e la sua forza sta proprio nell'esperienza e nella pratica del mestiere.
Se in francia il Romanzo Poliziesco si innesta sul corpo del Romanzo Romantico o Feulleiton, in Inghilterra si innesta sul corpo del Romanzo Nero o Gotico.
E il padre del Romanzo Poliziesco inglese è William Wilkie Collins, uno scrittore cresciuto alla scuola di Dickens, che nel 1868 pubblica “The Moonstone”, il suo capolavoro, (tradotto in italiano come la Pietra di Luna o il Diamante Indiano o il Diamante della Luna).
A Collins va riconosciuto il merito di aver inaugurato la regola della correttezza con il lettore, inserendo nei primi capitoli tutti gli elementi necessari per la soluzione dell'enigma.
Anche un'americana lascia in quegli anni il suo nome nella storia del Romanzo Poliziesco. Si chiama Anna Katarine Green e nel 1878 pubblica “The Leavenworth Case, tradotto in italiano come “Il mistero delle due cugine”, dando vita ad Ebenezer Gryce, un detective semplice e cordiale sulla cinquantina, che per risolvere i vari casi criminali si basa su piccoli dettagli, ricostruendo minimi fatti, come se facesse un ricamo minuzioso. E' stata proprio la Green ad inventare l'espressione “Detective Story”, mettendola come sottotitolo al romanzo
Ma è in Inghilterra nove anni dopo, e precisamente nel 1887, che nasce il più grande investigatore di tutti i tempi. E' in quell'anno, infatti, che sul “Beeton's Chrismas Annual” viene pubblicato “The Study in Scarlet”, uno Studio in Rosso, il romanzo in cui fa la sua prima apparizione l'investigatore dilettante Sherlock Holmes. A dargli vita è un giovane medico scozzese, Arthur Conan Doyle, il quale, appena laureato, mentre aspetta che arrivino i primi pazienti, decide di scrivere un romanzo poliziesco. Allievo del professor Joseph Bell dell'Università di Edimburgo, propugnatore del metodo deduttivo nella formulazione della diagnosi, Conan Doyle pensa di usare quella stessa tecnica nella stesura del suo romanzo. Ma l'accoglienza da parte del pubblico è piuttosto tiepida. Lui allora si consola scrivendo una serie di Romanzi Storici. Ma due anni dopo, da un periodico americano gli arriva la richiesta di un'avventura inedita con Sherlock Holmes. Il giovane medico allora si mette subito al lavoro e in pochi mesi consegna all'editore “The Sign of Four”, il Segno dei Quattro, che appare sul Lippincott's nel 1890. Questa volta il successo è enorme e Conan Doyle inizia a guadagnare cifre spropositate. Ed oltre a numerosi racconti, con il celebrato detective scrive altri due romanzi: il Mastino dei Baskerville e La valle della Paura.
Sherlock Holmes, affiancato dal dottor Watson, l'immancabile spalla, è contemporaneo di Jack lo squartatore e proprio come il più famoso serial Killer della storia, si aggira fra le nebbie di Londra, lungo vicoli malamente rischiarati dai lumi a gas, dove si incontrano figure bieche e rare carrozze nere. E' munito solo del suo acume e di una grossa lente che usa per esaminare prove e reperti utili alla soluzione del caso. In qualche caso, Sherlock Holmes si serve anche della chimica.
Ma il primo vero investigatore scientifico della storia del Poliziesco è il dottor John Thorndyke, che fa la sua comparsa nel 1907 nel romanzo “L'Impronta Scarlatta”. A crearlo è un altro medico inglese, Richard Austin Freeman che, addirittura, si costruisce in casa un vero e proprio laboratorio dove sperimenta prima tutte le soluzioni che poi userà nei suoi romanzi.
Durante la Belle Epoque, fanno la loro comparsa sulla scena del Romanzo Poliziesco l'investigatore giornalista Rouletabille di Gaston Leroux, Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo creato da Maurice Leblanc e Fantomas, L'Angelo del Male, creato dalla coppia Marcel Allain e Pierre Souvestre.
Ma la Grande Guerra cambia radicalmente la faccia del mondo. Cinque anni di massacri e di sconvolgimenti sociali danno il colpo di grazia a quelle due civiltà che sono l'Era Vittoriana in Inghilterra e la Belle Epoque in Francia e in buona parte dell'Europa. Svaniscono, così, due mondi dotati di costumi, mentalità e filosofie peculiari. Il progresso avanza. I mezzi di comunicazioni avvicinano il mondo. Arriva nuova linfa dall'America. Nasce il Thriller, dove l'opera continua ad essere incentrata su un problema poliziesco, ma viene ora costruita in modo da suscitare la massima tensione. Suspence e intrigo sono stati sempre i punti forti del Romanzo Poliziesco, ma quegli ingredienti ora vengono amalgamati con azione e avventura.
Abbiamo così l'Età d'Oro del Romanzo Poliziesco.
Gli autori più rappresentativi di quest'epoca sono cinque, tre inglesi e due americani.
Fra gli inglesi ricordiamo Edgar Wallace, il fenomeno. Nato povero e cresciuto con altri dieci fratelli, prima di approdare alla Letteratura Poliziesca ha fatto mille mestieri. Ma dopo aver esordito con “I Quattro Uomini Giusti” (The Four Just Men) scrive più di 170 romanzi e innumerevoli racconti. Il suo ritmo è talmente frenetico che gli occorrono due o tre dattilografe contemporaneamente. Arriva persino a scrivere un romanzo in un week end.
C'è poi Doroty Leight Sayers, sempre inglese, la più colta, è stata una delle prime donne a laurearsi ad Oxford, una delle più antiche e famose università del mondo. E prima di dedicarsi alla Letteratura Poliziesca, traduce in Inglese la Divina Commedia. Poi, negli anni Venti da vita all'originale e raffinato investigatore Lord Peter Wimsey.
E sempre negli Anni Venti, esordisce in Inghilterra un'altra donna. Si chiama Agatha Mary Clarissa Miller e dal marito, il colonnello Archibald Christie, dal quale si separerà presto, avrà una figlia e quel cognome con la quale diventerà l'autrice di Romanzi Polizieschi più popolare di ogni tempo. Stiamo parlando di Agatha Christie.
Ne “Il Misterioso Affare di Styles”, del 1920, inizia la luminosa carriera di Hercule Poirot, il famoso investigatore belga dai baffi curati e dalla testa d'uovo che è destinato a rimanere sulla scena del Romanzo Poliziesco per ben 55 anni. In “Sipario”, la sua ultima avventura, Poirot tornerà nuovamente a Styles e lì morirà.
Ma un posto nell'età d'oro del Romanzo Poliziesco spetta anche a due americani. Uno è Earl Derr Biggers, il più esotico, che ne “La porta senza chiave” da vita al saggio e garbato investigatore cinese Charlie Chan. E l'altro è un intellettuale che si è laureato ad Harvard e che prima di dedicarsi al Romanzo poliziesco fa il giornalista e il critico d'arte. Si chiama Willard Huntington Wright, ma essendo una stella dell'intellighenzia Newyorchese, a firmare romanzi polizieschi col suo vero nome si vergogna un po'. Allora adotta uno pseudonimo, S.S. Van Dine, e da vita all'investigatore più raffinato, più colto, più aristocratico e, forse, anche più antipatico di tutta la storia del Romanzo Poliziesco, Philo Vance.
Philo Vance abita al piano attico di un palazzo nel centro di New York, si tiene rigorosamente distante dalla gente comune e disprezza gli esseri mediocri. Osserva il delitto come se fosse un'opera d'arte. Cerca di comprenderne il taglio, l'atmosfera, la pennellata, come farebbe con un quadro, per individuare a quale scuola appartiene.
Il primo romanzo di Van Dine, “La strana morte del signor Benson”, è stato scelto da Mondadori per inaugurare, nel 1929, la fortunata collana “ I Libri Gialli”. Il successo di quella collana è tale che i Gialli Mondadori continuano ad uscire nelle edicole e nelle librerie ancora oggi. E' doveroso ricordare, inoltre, che il neologismo Giallo, per indicare tutto ciò che è intriso di inquietudine e mistero, deriva proprio dal colore scelto dall'editore per le copertine di quei volumi.
Sempre in America, nel 1929, con “La Poltrona n° 30”, esordisce un altro detective destinato a diventare famoso in tutto il mondo. Si chiama Ellery Queen. E' un giovane intellettuale, scrittore di romanzi Polizieschi e figlio di un ispettore di polizia. Anche l'autore delle sue avventure si firma Ellery Queen. Ma ovviamente è uno pseudonimo. E dietro questo pseudonimo si nascondono due cugini, Manfred B. Lee e Frederic Dannay, i quali in 42 anni di attività, hanno prodotto per centinaia di milioni di lettori, innumerevoli enigmi, perfette scatole cinesi nelle quali, prima di arrivare alla soluzione finale, si è costretti a chiarire un'infinità di piccoli e grandi misteri.
Americani sono anche Rex Stout, il creatore di Nero Wolfe, il mastodontico investigatore che ama le orchidee e la buona cucina e Erle Stanley gardner, il padre di Perry Mason, l'avvocato del diavolo. Gardner, figlio di un minatore e divenuto avvocato lui stesso, tra mille difficoltà, esercita la professione per 22 anni. A lui deve un intervento di modifica su una Legge. In “Donald Lam investigatore”, firmato con lo pseudonimo di A.A. Fair, un avvocato insegna a un cliente come sfruttare una smagliatura del codice, per commettere un delitto non punibile.
Ed è proprio in America che, negli Anni Trenta, nasce l'Hard Boiled, la scuola dei duri. Il caposcuola è Dashiell Hammett che ne “Il Falcone Maltese” da vita a Sam Spade, un investigatore che guarda ogni cosa con gli occhi dell'uomo della strada. E' un duro, un violento, un imprevedibile. E' un selvaggio, come il suo creatore, e detesta ricevere colpi senza restituirli. L'epopea di Sam Spade è brevissima: un romanzo e tre racconti. Ma è sufficiente per farne un mito. E per fare entrare il suo creatore nella storia del Romanzo Poliziesco.
Altro grande rappresentante dell'Hard Boiled americana è William Riley Burnett, un oscuro impiegato dell'Ohio che, dopo essersi trasferito a Chicago, ispirandosi ad Al Capone scrive “Piccolo Cesare”, un romanzo realistico e violento che lo imporrà all'attenzione del mondo.
E non possiamo ignorare Raymond Chandler, creatore di Philip Marlowe, un eroe leggendario. Il suo primo romanzo, “The Big Sleep”, Il Grande Sonno, del 1939, è considerato uno dei più grandi della storia del Poliziesco.
Ma vi sono anche Autori americani che rimangono fedeli al poliziesco classico all'inglese. Il più grande è John Dickson Carr, maestro indiscusso dei “delitti della camera chiusa”. Carr ha creato dapprima l'investigatore francese Henri Bencolin e, dopo essersi trasferito a Londra, nella patria del Giallo, il dottor Gideon Fell, criminologo con libero accesso a Scotland Yard.
I romanzi di Dickson Carr sono pervasi da un'atmosfera irreale, tra il magico e il fantastico, ma, alla fine, tutto trova una spiegazione logica e naturale, contrariamente a ciò che accade nei romanzi di Cornell Woorlich, il poeta del Noir, altro grande Autore americano, che esordisce con “La Sposa era in nero”. Woorlich è considerato da molti uno degli Autori più grandi, degno addirittura di essere messo alla pari di Poe. E come per Poe, il tema dominante dei suoi romanzi è la morte. Ha uno stile poetico, impressionista, sicuramente inimitabile, soprattutto quando descrive il clima gotico di New York negli anni più neri della grande crisi.
Tornando in Europa, in quegli anni troviamo in Inghilterra il pessimismo e la violenza di James Hadley Chase in “Niente orchidee per miss Blandish” e la prosa scanzonata di Peter Cheyney, creatore di Lemmy Caution, la bomba.
In Francia abbiamo invece Jacques Decrest, Pierre Very, e più tardi August Le breton, creatore di Rififì, e poi Frederic Dard, creatore di Sanantonio, e Boileau e Narcejac, i teorici del Romazo Poliziesco. I loro lavori più famosi sono “I Diabolici” e “La donna che visse due volte”
Una menzione a parte merita Georges Simenon, il creatore del Commissario Maigret, un mito. Nato in Belgio, ma francese di adozione, Simenon più di ogni altro sfugge a qualunque moda, cultura, influenza. Egli crea un universo a sé stante, degno di essere collocato all'altezza della Commedia Umana di Balzac.
La produzione di Simenon è sterminata: Oltre quattrocento romanzi dei quali centodue hanno per protagonista il mitico commissario, e più di mille racconti.
Il commissario Maigret, passo lento e pipa in bocca, è un uomo silenzioso e curioso. Più che scoprire indizi, si cala nell'atmosfera. I ragionamenti e le dotte deduzioni alla Dupin e alla Sherlock Holmes non sono il suo forte. Egli non cerca di spiegare, cerca di capire. Il delitto lo interessa meno del delinquente. Risolvere l'enigma per lui non è solo scoprire l'assassino, ma soprattutto capire la crisi psicologica che ha provocato il dramma.
Gli intrighi polizieschi di Simenon non sono forse fra i più sofisticati, ma nessuno come lui ha saputo dipingere, con pennellate tanto precise e sapienti l'atmosfera della provincia parigina.
E con Simenon e il commissario Maigret mi fermo, anche perché, ciò che viene dopo è cronaca e non ancora storia.


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